05/02/2016

Amazon: da brand virtuale a brand fisico

Dal punto com al punto vendita
Sandeep Mathrani, CEO di General Growth Properties (un fondo di investimento immobiliare statunitense) nel corso
di una earning call sui risultati finanziari della propria società, ha risposto a una generica domanda sul foot traffic con l'imprevista risposta che Amazon giocherà presto un ruolo importante nell'attrazione fisica dei consumatori, poiché ha l'obiettivo di aprire tra le 300 e le 400 librerie.

 

In seguito sono state molte le speculazioni giornalistiche sull'argomento, accompagnate da reazioni di disappunto da parte di fonti interne ad Amazon. Proprio in questi giorni Mathrani ha rilasciato una nota, in cui specifica che «quanto da me affermato non vuole rappresentare i piani di Amazon».

 

Al netto della possibilità che Amazon – operatore per eccellenza del virtuale – abbia realmente intenzione di aprire centina di negozi, tornano d'attualità i punti di vendita, in un periodo così interlocutorio per questo tema.

La libreria Amazon Book di Seattle, inaugurata lo scorso 2 novembre, si trova all’University village shopping center.

 

 

La nascita del primo bookshop

Di sicuro c'è un dato: il due novembre scorso un negozio firmato "Amazon Book" è stato aperto a Seattle.

 

La libreria, che si trova nel cuore all’University Village Shopping Center, ha una superficie calpestabile di 185 metri quadrati e uno spazio complessivo di 500 metri quadrati. La tecnica espositiva dei volumi in vendita ricorda quella già usata nel passato da Blockbuster: il cliente non dovrà più inclinare la testa per leggere il titolo del libro sul dorso, perché i libri saranno posti frontalmente, con la copertina in bella mostra. Un ambiente assolutamente friendly: rispecchia la tipica usabilità dell'e-commerce ma in un contesto tangibile, fatto di scaffali e commessi, di clienti e mattoni.

 

La politica della libreria fisica di Amazon prevede lo stesso pricing della libreria virtuale.

 


Interazioni virtuali e contatti reali
Perché Amazon dovrebbe andare, almeno in apparenza, controcorrente? Perché passare da ambiti virtuali ad ambienti reali, in un periodo di profonda crisi del settore dei libri?

La libreria Amazon Books è ambiente friendly: rispecchia l'usabilità dell'e-comerce ma, soprattutto, è valore un rintracciabile già dal logo Amazon, la cui freccia crea un sorriso.


Si dice che la multinazionale vorrebbe, da un lato, avvicinarsi a quella fetta di pubblico ancora restia all’e-commerce e, dall’altro – stando a quanto affermato a novembre dalla vice presidente di Amazon Books, Jennifer Cast – fornire maggior visibilità ai libri editi dalla compagnia stessa. La libreria di Amazon supera, in ogni caso, i canoni del normale negozio di libri: riesce infatti a far fronte ai tipici problemi di magazzino e testi invenduti selezionando l’offerta sulla base dei dati di vendita e dei punteggi di gradimento ottenuti sul portale online.

In attesa – è proprio il caso di dirlo – di leggere nuovi capitoli di questa storia, un elemento di interesse è certamente emerso: più il mondo si proietta alla realtà virtuale più ci rendiamo conto, in quanto esseri umani, che le relazioni e le interazioni fisiche (con le persone ma anche con il prodotto) sono un elemento a cui difficilmente potremo fare a meno.

 

Leggi l'intervista a Gaetano Grizzanti sul nuovo ruolo del Retail di oggi per il brand.

 

 

 

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