23/11/2016

Donald Trump e quella marca cinese di gabinetti

Nella Repubblica popolare Cinese ci sono ben 53 brand che portano il nome del nuovo presidente Usa, Donald Trump. Tuttavia, solo ventuno sono quelli realmente depositati dal magnate statunitense.

Tra le rimanenti e “non autentiche” trentadue, la Shenzhen Trump è una rinomata fabbrica il cui titolare ha fatto sapere al “New York Times” di realizzare «gabinetti "che riscaldano e risciacquano il posteriore» e di non avere alcuna intenzione di cambiare il proprio nome di marca.

Sempre lo stesso fondatore, Zhong Jiye, ha dichiarato al giornale di non aver mai sentito parlare di Donald Trump prima del deposito del suo marchio in lingua inglese (che è, appunto, Shenzhen Trump), avvenuto nel 2002.

Zhong Jiye ha inoltre spiegato che la scelta del nome “Trump” è dovuta al fatto che il nome cinese della sua compagnia significhi “innovare universalmente”: concetto che, appunto, ricorda la parola “trump”, abbastanza occidentale da essere registrata come marca in inglese.

«È molto difficile dimostrare la malafede» ha detto Matthew Dresda, avvocato specializzato in diritto della proprietà intellettuale cinese. «È molto difficile da dimostrare che il tuo nome fosse ben noto nel momento in cui la domanda viene presentata».

Mentre l’azienda di gabinetti dichiara una situazione di omonimia casuale, è difficile poter dire altrettanto di 14 brand cinesi depositati con il nome “Trump” proprio tra gli anni 2015-2016, ossia nel pieno del periodo di propaganda elettorale statunitense.

Quello che è certo che è Donald Trump abbia combattuto almeno una volta per rivalersi del proprio nome in Cina: nel 2006, è stato registrato il nome “Trump” da un’azienda costruttrice di Liaoning, due settimane prima che il tycoon americano provasse a fare lo stesso col suo nome.

La registrazione fa esplicito riferimento a costruzioni edili nel settore residenziale e alberghiero, proprio quelli in cui il miliardario americano opera da anni. Trump ha naturalmente respinto la decisione ed è ricorso più volte in giudizio, l’ultima volta nel 2015, due giorni dopo l’avvio ufficiale della campagna elettorale. L’Alta Corte di Pechino ha però respinto il ricorso e lo ha condannato al pagamento delle spese legali.

Nel mentre, Donald Trump aveva avviato la procedura per registrare il marchio TRUMP in lettere maiuscole, che è stata accettata in via provvisoria: l’ufficio per la proprietà intellettuale cinese ha dichiarato validi anche “Trump Tower” per gli alberghi e la ristorazione, “Trump Estates” per la gestione delle proprietà immobiliari, “Trump Home” per i mobili.

Tornado a Mr. Zhong (il creatore di gabinetti di lusso), è certo che la sua marca non abbia ancora ricevuto avvisi legali da parte del neopresidente USA. «Intentare una causa sarebbe nel suo diritto» ha continuato Zhong, «ma, in caso, noi siamo sicuri che la legge ci proteggerà».

Mr Zhong ha approvato lo "stile coraggioso e lo spirito di riforma" di Donald Trump. Del nuovo presidente ha anche apprezzato le “idee innovative”.

 

 

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