Brand Diversity

Anche nel Bel Paese essere inclusivi premia

 


 

Si è tenuta a Milano il 29 novembre la conferenza stampa di presentazione del “Diversity Brand Summit 2018”, che si svolgerà a febbraio presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
L’evento è organizzato su iniziativa di Francesca Vecchioni, fondatrice di Diversity– un’associazione impegnata a combattere pregiudizi e discriminazioni di genere nella società italiana – e del Professor Sandro Castaldo– docente dell’Università Luigi Bocconi e fondatore della società di consulenza strategica Focus Management, specializzata sui temi di branding, trust e Responsabilità sociale d’impresa.

Con l’occasione, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta da Diversity sulla popolazione italiana, da cui emerge come più del 50% dei consumatori acquisti più volentieri prodotti o servizi da parte di un brand che si dimostri sensibile verso la diversità; questa percentuale raggiunge addirittura l’80% nel caso di persone emotivamente legate ad altre, che rientrino a vario titolo nella categoria dei “diversi”.

 

Da sinistra: Pierfrancesco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali Comune di Milano, Tiziana Vettor, Presidente Comitato Unico di Garanzia Università di Milano-Bicocca, Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione Europea, Francesca Vecchioni, Presidente Diversity, Sandro Castaldo, Professore Ordinario Università Bocconi.

 

 

Un altro dato interessante è quello del “Net Promoter Score” (ovvero la predisposizione a consigliare o a parlare positivamente di un brand inclusivo) che arriva fino al 70,8%.

Nel dettaglio, lo studio ha raccolto su un campione rappresentativo della popolazione italiana le percezioni nei confronti di sette tipi di “diversità”: età, disabilità, etnia, genere, orientamento sessuale, religione e status socio-economico. I risultati indicano, quindi, come la sensibilità e l’impegno delle aziende su questo particolare fronte della “Responsabilità Sociale d’impresa” sia apprezzata e ricompensata dai consumatori anche in termini monetari.

Infine, a seconda del proprio coinvolgimento verso queste tematiche, sono emerse sei categorie di individui dall’atteggiamento affine, partendo dagli “impegnati”, più informati e sensibili al tema, fino agli “arrabbiati”, che non mostrano interesse, passando per i “coinvolti”, gli “idealisti”, i “consapevoli” e gli “indifferenti”.

 

Il logo dell'associazione Diversity, fondata da Francesca Vecchioni nel 2013 .



Nel corso del Summit, verrà inoltre presentato il “Diversity Brand Index”, l’indicatore della capacità dei brand di favorire l’inclusione e di far percepire il proprio impegno anche all’esterno, riuscendo ad attirare nuovi talenti ed innescando un circolo virtuoso per l’azienda, ma soprattutto favorendo presso la collettività la riflessione su alcune tematiche e stimolando comportamenti positivi.

Come dichiara la stessa Francesca Vecchioni: «Scegliamo chi ci assomiglia, chi riesce a parlarci davvero. Scegliamo di chi fidarci. Ascoltiamo i brand che parlano di noi e con noi, usando la nostra lingua. La nostra scelta è un potere, coglierla come responsabilità è un’opportunità».

 

Il Save the Date del Diversity Brand Summit .

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

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