Tokyo 2020: cronologia del logo che fu

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7 settembre 2013
La capitale giapponese è stata scelta durante la 125° sessione del CIO, svoltasi a Buenos Aires, per essere la città ospite dei Giochi della XXXII Olimpiade, detti Tokyo 2020. La città nipponica, che ha stanziato un fondo di 400 miliardi di yen (2,685 mld €) per coprire il costo dei Giochi Olimpici, è stata preferita alle contendenti Istanbul e Madrid.

Il Comitato Olimpico ha indetto una gara per il disegno del logo ufficiale e ha scelto il designer giapponese Kenjiro Sano, 43 anni, professore dell’università delle Belle Arti di Tama.

loghi tokio 2020

I loghi utilizzati dalla città di Tokyo per essere nominata ospite delle Olimpiadi 2020.

24 luglio 2015
Il Comitato Olimpico ha presentato, esattamente a cinque anni dall’inizio dei Giochi di Tokyo, il marchio delle Olimpiadi e delle Paraolimpiadi.

Il logo delle Olimpiadi contiene una “T”, lettera iniziale non solo di “Tokyo”, ma anche di “tomorrow” (dall’inglese “domani”) e “team” (“squadra”). Il nero, derivando dalla combinazione di tutti i colori, è il pilastro centrale della “T” e rappresenta la diversità e la tolleranza verso tutte le etnie, nazionalità o religioni. Il cerchio rappresenta l’accoglienza e l’appartenenza a uno stesso pianeta, il rosso è il colore delle emozioni adrenaliniche di un cuore pulsante: da notare che, oltre a richiamare la bandiera giapponese e i cerchi Olimpici, la posizione della sfera rossa – in alto a destra – corrisponde alla posizione geografica del Giappone nel planisfero. I triangoli irregolari rinforzano la presenza del cerchio rosso, rappresentando un mondo aperto e trasparente. In particolare, il triangolo dorato in alto sulla sinistra omaggia le scorse edizioni olimpiche giapponesi, tenutesi nel 1964. 

tokio loghi

Il logo delle Olimpiadi giapponesi del 1964 e quelli presentati per Tokyo 2020, Olimpiadi e Paraolimpiadi.

Le reazioni del pubblico sono state spaccate su due fronti: chi omaggia la purezza estetica e la forza simbolica del logo, chi ne biasima l’eccessiva semplicità e austerità. Nel frattempo, il programmatore giapponese Mitsuhide Matsuda ha creato, per omaggiare il marchio, un font generator basato sulle linee geometriche del logo.

27 luglio 2015
Poco dopo la presentazione del logo, il designer belga Olivier Debieaccusa Sano di plagio: il marchio delle Olimpiadi sarebbe infatti molto simile a quello progettato da Debie per il Théatre de Liège nel 2011.

Intervistato, Debie ha commentato: "Quale che sia il caso, si può dire che si tratti comunque di 'plagio'. Naturalmente, è possibile che si tratti anche di una casualità, ma non si può non sospettare". 

Il logo del teatro di Liège

Il logo del teatro di Liège e il tweet del designer Olivier Debie.
 

3 agosto 2015
Il rappresentante legale dello studio di Debie ha sporto denuncia contro il Comitato Olimpico, sollecitando di cessare l’utilizzo del logo di Sano.

A queste prime accuse, il Comitato risponde che non è possibile parlare di violazione, in quanto il marchio del Théatre de Liège non è registrato: "Nello sviluppare gli emblemi, Tokyo 2020 ha attraversato una procedura di verifica regolare e ha scelto il logo dopo un processo lungo, completo e trasparente. Prima della presentazione del marchio, il CIO e Tokyo 2020 hanno condotto ampie ricerche sulla protezione dei marchi a livello internazionale. Non avendo identificato particolari problemi attraverso questo lungo processo, ci siamo rassicurati di poter rilasciare l'emblema."

 

5 agosto 2015
Kenjiro Sano, in conferenza stampa, dichiara di non aver copiato il lavoro di Debie: "Non sono mai stato in Belgio e non ho mai visto prima il lavoro del collega", dimostrandosi sorpreso e sconvolto per delle accuse “del tutto infondate”.

13 agosto 2015
Emergono nuove accuse contro il designer giapponese: in particolare, quella di aver copiato da prodotti stranieri i disegni della linea "Tote Bag", borse promozionali realizzate per una campagna di Suntory, impresa di bevande e alimentari giapponesi.

L’azienda Suntory ammette l’esistenza di plagio da parte di Sano e ritira dalla distribuzione otto dei trenta modelli di borse creati.  

28 agosto 2015
In conferenza stampa, il comitato dei Giochi Olmpici spiega il processo di selezione del logo, aggiungendo che i bozzetti originali di Sano – che hanno portato al marchio presentato – non erano simili al simbolo del teatro belga: “Siamo convinti che il design del logo sia originale”.

bozzetti logo

30 agosto 2015
Nonostante questo tentativo di calmare le acque, dalla rete emerge una critica che vuole alcune delle bozze di Sano molto simile alle immagini dei cartelloni realizzate in occasione di una mostra dedicata al tipografo tedesco Jan Tschichold, avvenuta a Tokyo nel 2013.

Come se non bastasse, si scopre che Sano utilizzò, per presentare il logo originale, una fotografia scaricata dalla pagina web di un’altra persona e utilizzata senza permesso e violandone i diritti d’autore.

manifesti mostra

I manifesti per la mostra dedicata a Jan Tschichold, avvenuta a Tokyo nel 2013.

1 settembre 2015
A fronte delle numerose accuse, il Comitato ritira il logo di Kenjiro Sano. Nonostante questo, Olivier Debie decide di continuare l’azione legale: “La mia prima reazione è stata di dire 'va bene, ho vinto'. Ma in conferenza stampa hanno girato attorno al punto. Ritirano il logo non si sa bene perché. E allora la denuncia prosegue”.

 designer belga Olivier Debie

Il designer belga Olivier Debie, autore del logo per il teatro di Liège.

Ora, il Comitato dovrà ricominciare da capo, commissionando una nuova realizzazione di marchio e diventando caso senza precedenti nella storia delle Olimpiadi.

 

Non si tratta nemmeno del primo scandalo giapponese di questi mesi: oltre alle Olimpiadi, il Giappone avrebbe dovuto ospitare anche i Mondiali di rugby del 2019. A luglio il governo nipponico ha però dichiarato di rinunciare a un ambizioso progetto che prevedeva la realizzazione di uno stadio, firmato da Zaha Hadid, atto a servire entrambi gli eventi sportivi. La rinuncia è stato causata da errate valutazioni di costi, raddoppiati rispetto al miliardo di dollari inizialmente previsti. 

La versione di stadio più economica non sarà quindi pronta per i Mondiali di rugby del 2019 e circolano dubbi sul fatto che possa esserlo anche entro il 2020.